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I VANTAGGI DI UN CERVELLO BILINGUE

07/01/2019

I VANTAGGI DI UN CERVELLO BILINGUE

¿Hablas español? Parlez-vous français? 你会说中文吗?

Se hai risposto, “sì,” “oui,” o “是的” e stai guardando questo video in inglese, può darsi che tu sia bilingue o multilingue. E oltre a poter viaggiare più facilmente o a vedere un film senza sottotitoli, conoscere due o più lingue, questo implica che il tuo cervello potrebbe davvero essere fatto in modo diverso da uno monolingue.

Allora cosa vuol dire veramente conoscere una lingua?

L’abilità linguistica si divide in due parti attive, parlare e scrivere e in due parti passive, ascoltare e leggere. Mentre un nativo bilingue possiede abilità quasi identiche in due lingue, la maggior parte dei bilingui nel mondo conosce e usa i diversi idiomi in proporzioni differenti.

In base alla loro situazione e a come hanno acquisito ogni lingua, se ne possono classificare tre tipi. Per esempio, prendiamo Gabriella, che si sposta con la famiglia dal Perù agli Stati Uniti all’età di 2 anni. Come bilingue simultanea, Gabriella sviluppa due codici linguistici nello stesso momento tramite un unico gruppo di concetti, imparando sia l’inglese che lo spagnolo mentre comincia a comprendere il mondo intorno a lei. Suo fratello adolescente, invece, potrebbe essere un bilingue coordinato che lavora su due gruppi di concetti imparando l’inglese a scuola ma continuando a parlare spagnolo in casa e con gli amici. Infine, i genitori di Gabriella potrebbero essere bilingui consecutivi, che imparano una seconda lingua filtrandola attraverso la prima. Poiché qualunque bilingue può diventare fluente in una lingua indipendentemente dall’accento o dalla pronuncia, la differenza potrebbe non essere evidente agli occhi di tutti.

Recenti scoperte sulle tecniche per rilevare immagini del cervello hanno dato ai neurolinguisti un’idea di come aspetti specifici dell’apprendimento di una lingua incidano su un cervello bilingue. È noto come l’emisfero sinistro del cervello sia dominante ed elabori i processi logici in maniera analitica, mentre l’emisfero destro è più attivo in area emotiva e sociale, anche se non si tratta di una divisione netta. Il fatto che il linguaggio comprenda entrambi i tipi di funzione mentre la lateralizzazione si sviluppa gradualmente con l’età, ha portato alla creazione dell’ipotesi del periodo critico.

Secondo questa teoria, i bambini imparano le lingue più facilmente perché la plasticità del loro cervello che si sta sviluppando fa sì che usino entrambi gli emisferi nell’acquisizione della lingua, mentre in molti adulti il linguaggio è riservato ad un solo emisfero, generalmente il sinistro. Se ciò fosse vero, imparare una lingua durante l’infanzia porterebbe ad una comprensione globale del contesto sociale ed emotivo. Al contrario, recenti studi hanno dimostrato che chi impara una seconda lingua durante la fase adulta mostra un approccio meno emotivo e più razionale quando si trova ad affrontare problemi nella seconda lingua piuttosto che in quella madre.

A prescindere da quando si acquisisce una seconda lingua, essere multilingue offre al cervello dei vantaggi rilevanti.

Alcuni di questi sono addirittura visibili, come una maggiore densità della materia grigia che contiene la maggior parte dei neuroni e delle sinapsi e un’attività maggiore in certe aree mentre si impara una seconda lingua. L’attività più intensa di un cervello bilingue aiuta a ritardare l’insorgere di malattie come l’Alzheimer e la demenza di addirittura cinque anni.

L’idea che il bilinguismo comporti maggiori vantaggi cognitivi può sembrare evidente oggi, ma avrebbe sorpreso gli studiosi precedenti. Prima degli anni ’60, il bilinguismo era considerato un handicap che rallentava lo sviluppo di un bambino forzandolo a sprecare troppa energia a distinguere tra le lingue, un’idea ampiamente basata su studi lacunosi. E mentre uno studio più recente ha dimostrato che i tempi di reazione e gli errori aumentano in alcuni studenti bilingue durante i test inter-linguistici, ha anche dimostrato che lo sforzo e l’attenzione richiesti per passare da una lingua all’altra coinvolgono un’attività maggiore e probabilmente rinforzano la corteccia prefrontale dorsolaterale. Questa è la parte del cervello che gioca un ruolo importante in funzioni esecutive, problem solving, passaggio da un’azione all’altra e nella capacità di filtrare informazioni poco rilevanti.

Quindi, mentre il bilinguismo non porta per forza a diventare più intelligenti, rende il cervello più sano, complesso e impegnato attivamente, e anche se non hai avuto la fortuna di imparare una seconda lingua da bambino, non è mai troppo tardi per fare un favore a te stesso e fare il salto linguistico da “Ciao”a “Hola,” “Bonjour” o “您好’s”perché se si tratta del nostro cervello un piccolo esercizio può servire a molto.

Questo articolo è tratto da una conferenza TED dedicata al mondo education. Per maggiori informazioni:

https://ed.ted.com/

https://www.ted.com/#/

https://it.wikipedia.org/wiki/TED_(conferenza)

 

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